Amici dell'emissario - Capistrello

Sentiero

Il sentiero che conduce al canyon dell’Emissario ha tre diversi accessi: dalla piazza Centrale nel borgo antico; da via Piero Masci nei pressi del Municipio e dalla stazione ferroviaria di Pescocanale.

Dall’accesso di piazza Centrale il sentiero si dipana attraverso alcune case che rappresentano l’ultima propaggine dell’antico abitato e prosegue fino a raggiungere la sommità dell’arco romano che si trova sotto terra. Oggi è estremamente difficile riconoscere in questo luogo una piazza, essendo tutto lo spazio occupato dalla strada. L’attuale aspetto del luogo è dovuto a due eventi: prima il terremoto del 1915 e poi la costruzione della strada di collegamento per Filettino, in epoca fascista, ne cambiarono in maniera rilevante e definitiva la conformazione originaria.

La discesa prosegue fino all’imponente parete di roccia modellata duemila anni fa, secondo un profilo destinato probabilmente a supportare un’effige commemorativa mai realizzata. Sulla sinistra, incastonato e seminascosto nella roccia vi è un affresco raffigurante una Madonna con Bambino di autore ignoto. La tradizione orale la attribuisce alla volontà del principe e banchiere romano Alessandro Torlonia (Roma, 1800 - 1886).

Gli accessi di via Piero Masci e quello in prossimità della stazione di Pescocanale consentono invece di percorrere la via “Traetto”, antico tracciato della via “Marsicana” o via “Sorana” che, fiancheggiando la grotta delle “Concarelle”, conduce sull’estradosso dell’Emissario.

Dalla sommità dell’arco romano il sentiero prosegue verso i ruderi della centrale Torlonia, costruita dal principe per fornire energia elettrica alle sue industrie.

Continuando lungo il percorso, sul greto del fiume, si risale per alcune decine di metri fino ad arrivare di fronte allo sbocco dell’Emissario che si trova in uno dei punti più stretti e nascosti della valle.

Il fornice – ovvero l’arco - romano e la sovrastante parete verticale, ben si inserisce nell’ambiente fluviale, caratterizzato da una varietà di vegetazione che comprende diverse essenze quali, Ontano nero (Alnus glutinosa), Salice bianco (Salix alba), Carpino (Carpinus betulus), Nocciolo (Corylus avellana L.), Orniello (Fraxinus ornus), Roverella (Quercus pubescens Willd), Mandorlo (Prunus dulcis), Fusaggine (Euonymus europaeus), e fra le essenze erbacee, Edera terrestre (Glechoma hederacea L., 1753), Nepetella (Clinopodium nepeta), Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), Santoreggia montana (Satureja montana L., 1753).

Risalendo ancora il fiume ci si imbatte nei ruderi del mulino Boschi, realizzato intorno al 1810.
Il cammino prosegue ancora a ritroso lungo le rive del fiume fino a “Cupone” e al ponte Graziani nel tratto più stretto della valle del Liri. Cupone nel dialetto locale significa “luogo profondo, oscuro”: è infatti caratterizzato da rocce a picco su entrambi i versanti della valle e da una fitta vegetazione.

Mentre si cammina attraverso il sentiero e lungo il fiume non si può fare a meno di osservare la ferrovia della tratta Avezzano-Roccasecca: un capolavoro di ingegneria ferroviaria, realizzata a cavallo tra il 1877 ed il 1902.

Il percorso a ritroso si completa percorrendo una breve salita lungo via Pisciacotta fino ad intersecare il sentiero da cui si è giunti.

Il sentiero è privo di difficoltà tecniche, è infatti classificato turistico per il tratto che va dalla piazza Centrale alla Centrale Torlonia, e escursionistico per il restante percorso. Sviluppa un dislivello dalla piazza Centrale al fiume di circa 135 m. e può essere percorso in un ora circa. È opportuno però l’uso di un abbigliamento adeguato e scarpe da montagna.

Nei mesi invernali e primaverili il fiume Liri potrebbe essere soggetto a piene, anche improvvise, che potrebbero impedire la fruizione del sentiero nel tratto posto lungo la riva.