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Centrale idroelettrica Torlonia

Al termine del prosciugamento del Fucino, l’Amministrazione Torlonia avviò l’opera di sfruttamento del vasto territorio ed impiantò anche le prime industrie strettamente collegate alle produzioni agricole delle sue proprietà: lo zuccherificio e la cartiera.

Per fornire energia elettrica alle sue industrie fece realizzare una piccola centrale idroelettrica che sfruttava la grande massa di acqua che si scaricava dal Fucino nel Liri.

La centrale venne terminata nei primi anni del ‘900 e funzionò ininterrottamente fino a fine maggio del 1944 quando le truppe tedesche in ritirata dal fronte di Cassino, dopo aver smontato tutti i macchinari, minarono la struttura facendola saltare.

Essa non venne più ricostruita in quanto successivamente fu realizzata una centrale più a valle (nel comune di Canistro) che, collegata al Fucino mediante un secondo condotto sotterraneo, riusciva a produrre una maggior quantità di energia elettrica grazie al maggior salto delle acque.

E’ possibile ancora vedere il canale di alimentazione, in parte sotterraneo, gli alloggiamenti delle tre turbine con le gallerie di uscita dell’acqua a livello del fiume e l’uscita delle acque in eccesso.

Il piazzale sottostante, raggiungibile attraverso una comoda scala in pietra, era occupato in origine dalle potenti dinamo che producevano l’elettricità e dai pannelli di controllo.

La centrale venne completamente distrutta dalle esplosioni, molte delle pietre si ritrovano sparse anche sull’altro versante del fiume.