Amici dell'emissario - Capistrello

Storia dell'Emissario

La realizzazione di un emissario per “dare un’uscita al lago del Fucino” era nella mente di Giulio Cesare perché le acque che si accumulavano nel bacino del lago che non aveva un emissario naturale, si disperdevano attraverso cavità carsiche  insufficienti a mantenere il livello dell’acqua del lago; negli anni di abbondanti piogge, non garantivano la sicurezza delle terre coltivate nella zona intorno al lago.

Il progetto venne realizzato dopo molto tempo dall’imperatore Claudio; i lavori durarono 11 anni (41 -52 d.c.) e furono impiegati 30.000 operai. Le difficoltà tecniche furono enormi tanto che Plinio, che aveva visitato i cantieri del costruendo emissario, parla della grandezza dell’opera riferendo testualmente che “…tutti i lavori (sono) eseguiti sottoterra, nelle tenebre,  i quali non possono essere immaginati se non da quelli che li hanno visti, nè possono essere descritti con parole umane..”

Gli imperatori Traiano (regnante tra il 98 ed il 117) ed Adriano (117 e il 138 d.c.) intervennero entrambi  sull’emissario; Elio Spaziano riferisce che  Adriano  “Fucinum emisit”. 

Vennero costruiti prima i cunicoli collaterali, connessi tra loro per il tramite di numerose discenderie (o pozzi), che servirono a preparare lo scavo principale, terminato il quale le acque drenarono verso il fiume Liri.

L’emissario perdurò nella sua funzione di regolatore del livello del lago del Fucino fino al V-VI secolo d.c.;  la caduta dell’impero romano e la conseguente  mancanza dei lavori di manutenzione causarono il progressivo deterioramento del canale sotterraneo fino alla completa ostruzione che avvenne in una zona particolarmente vulnerabile sotto i Piani Palentini dove il canale attraversava terreni costituiti per lo più da sabbie ed argille.

Senza il suo Emissario il Fucino con le sue acque tendeva a occupare sempre maggiori spazi intorno. Le popolazioni rivierasche vivevano  nella costante  paura di perdere i loro campi e redditi.

La necessità di garantire le produzioni agricole della zona e la sopravvivenza stessa delle popolazioni fucensi cominciò a riemergere dall’oblio intorno al XIII secolo. Nel 1240, infatti, l’imperatore Federico II di Svevia dà disposizioni affinché venisse effettuata la riparazione completa dell’emissario. I risultati di questi lavori ebbero probabilmente breve durata ed il lago riconquistò in poco tempo i suoi spazi.

Successivamente anche  Alfonso I d’Aragona, re di Napoli dal 1442 al 1458, intervenne per restaurare l’emissario. Entrambi i restauri diedero scarsi e non duraturi risultati.

Varie idee e studi vennero nel tempo elaborati. Fu solo nel 1791 che il Re di Napoli Ferdinando IV (che successivamente,  assunse il nome di Ferdinando I quando , dopo il Congresso di Vienna venne creato il Regno delle Due Sicilie) dietro le insistenti proposte avanzate dal sacerdote avezzanese Don Giuseppe Lolli accettò di finanziare un progetto di restauro dell’Emissario anche sulla base delle considerazioni di due tecnici del Genio Militare napoletano: Francesco Ruberti e Ignazio Stile.

L’attività di bonifica venne iniziata su entrambi i lati del Salviano ma i successivi disordini dovuti alla invasione francese del Regno ed alla creazione della Repubblica   Partenopea del 1799 bloccarono l’opera.

Negli anni successivi furono elaborati molti progetti, contrastanti fra di loro,  per risolvere il problema dell’emissario del Fucino; uno dei problemi maggiori era relativo alla fonte di finanziamento dei lavori: pubblica o privata?

Finalmente nel 1826 Francesco I decise di mettere mano direttamente ai lavori affidando  l’impresa  alla Direzione Ponti e Strade diretta dall’ing. Carlo Afan de Rivera. Venne deciso di effettuare la ripulitura generale del canale per controllarne lo stato e decidere successivamente la strada migliore da percorrere.

Ferdinando II, salito al trono nel 1830, visitò personalmente  i lavori nel …..  e “volle che se ne fosse condotta a termine la spurgazione”.

I lavori continuarono fino al 1836  e l’intero Emissario viene ripulito sistemando con rivestimenti in legno le zone maggiormente degradate.

Terminata la ripulitura però da parte del governo non viene più finanziato il progetto di ripristino definitivo e la struttura ritorna nuovamente nell’oblio per oltre 20 anni. Il lavoro di sgombero costò 70.000 ducati e per la sistemazione di tutta l’opera fu stimato necessaria una ulteriore spesa di 168.000 ducati.

Il dibattito fra una gestione pubblica o privata della bonifica era sempre vivo ma le condizioni finanziarie del Regno delle  Due Sicilie non erano più in grado  di sostenere l’impegno previsto e si optò quindi per l’affidamento ad una società a capitali privati

Nel 1853, viene costituita la “Società Anonima Regia Napoletana” con la finalità di avviare l’iniziativa del prosciugamento del Fucino. Fra i soci di questa società c’era il Duca Alessandro Torlonia che successivamente rilevò tutte le quote societarie divenendo il vero artefice della realizzazione dell’opera.

Elaborati i primi progetti volle affidare l’esecuzione dei lavori ad un team di esperti nel settore dei lavori idraulici francesi con a camp l’ing. Frantz Mayor de Montricher che aveva diretto la costruzione del canale di Marsiglia. Fra i collaboratori di de Montricher c’erano l’ing. Bermont e l’ing. Brisse che si succederanno nel tempo alla direzione dell’intera opera.

Nel 1854 si dà l’avvio ai lavori che vengono affidati a tecnici francesi con a capo l’ing. de Montricher.

I lavori iniziarono nel giugno del 1854 e progredirono lentamente fra molte difficoltà; le prime acque transitarono nel canale il 9 agosto del 1962. I lavori ebbero termine nel 1875 quando la Commissione lavori pubblici del nuovo stato italiano dichiarò compiuto il prosciugamento del Fucino.

Il primo ottobre del 1878 il lago fu dichiarato ufficialmente prosciugato.

Così in seguito a considerevoli sforzi economici fu prosciugato del tutto e definitivamente il lago abruzzese, terzo d'Italia per estensione con i suoi circa 16.000 ettari. Furono impegnati per decenni maestranze e tecnici tra i migliori e più qualificati dell'epoca che ristrutturarono l'emissario originario ampliandone la sezione.

L’opera romana era lunga circa 5.650 m ed aveva una sezione di circa 5,02 mq di superficie e garantiva una portata di 9,09 mc/sec con una pendenza media di 0.15% ed una differenza di quota, tra l’incile e lo bocco, di 8,44 m. Oltre al canale principale erano presenti numerosi pozzi (di cui ne sono stati rintracciati 32, di cui 22 nel versante dei Palentini) e cunicoli.

Lo scopo dei cunicoli scavati nella roccia con andamento inclinato era quello di permettere l'arrivo dell'aria nella galleria del monte Salviano e di consentire le operazioni di passaggio degli operai, dei mezzi e dei materiali scavati.

L’Emissario di Torlonia ha inglobato in gran parte la galleria romana e risulta essere lunga 6.301 m, con una pendenza dello 0.1% (0.2% per i primi 250 m).

La sezione della nuova galleria è di 19,611 mq e garantisce una portata di circa 50 mc/sec; il suo sbocco presenta un dislivello totale di 7 m ed è posto 11 m sopra il letto del Liri.

Le pareti della galleria sono in gran parte formate dalla viva roccia; nelle zone dove questa è assente si presenta rivestita in conci di pietra e solo per una minima parte in mattoni.

Un secondo emissario venne fatto realizzare nella prima metà del XX secolo dai Torlonia con lo scopo di supplire alle funzioni della galleria principale in caso di lavori di manutenzione straordinaria.

Questo diparte dal punto d'intersezione dell'emissario romano con il collettore esterno all'altezza di una delle vasche di accumulo delle acque dell'Incile del Fucino, sboccando a Canistro nella località Bocca di Lepre e dando vita ad una più nuova ed efficiente centrale idroelettrica.

 


Cunicoli

Sul Lato Fucino:

  • Cunicolo Maggiore, situato sul versante orientale della montagna, presenta tre grandi archi, ovvero gli ingressi che dopo un breve tratto interno si uniscono.
  • Cunicolo del Ferraro, sul versante orientale della montagna, permette di conoscere da vicino il sistema delle gallerie e dei numerosi pozzi.

  • Cunicolo Imperiale, situato più in basso rispetto al precedente, ad esso collegato tramite il pozzo 23.

  • Cunicolo del Principe o dell’Idrovora

Sul Lato Capistrello:

  • Cunicoli del Calderaro (Salviano 2)

  • Cunicolo Salviano 1Salviano 3Salviano 4 (rinvenuti ma non più utilizzati)

  • Cunicolo della Macchina, posto vicino alla Chiesa della Madonna della Purità (Santa Barbara) fatta costruire dal Torlonia per “comodo” degli operai, nei suoi pressi erano situati anche i magazzini e le officine di appoggio per i lavori

  • Cunicolo della Lucerna